
La scelta di non essere mediocri
Quando si parla di leadership, vengono alla mente persone di una certa caratura, dal carattere forte e, soprattutto, capaci di realizzare grandi progetti.
E poi ci sono i cosiddetti "mediocri", una sorta di paria da evitare e disprezzare.
Ma è davvero tutto qui?
Mediani e goleador
Nel 1999, Luciano Ligabue uscì con una tra le sue canzoni più famose e rappresentative,
"Una vita da mediano" (https://www.youtube.com/watch?v=Tkn6xVOkEOI), che traendo ispirazione dal mondo calcistico, descrive la vita di molti tra coloro che, pur dando il massimo, tutt'al più possono aspirare a fare da ombra a chi, invece, fa poi
"gol" nella vita.
A modo suo è una canzone struggente, sebbene feroce nella realtà che ritrae, parlando con profondo amore di questi mediani che, per quanto s'impegnino senza risparmiarsi, non emergeranno mai, poiché non hanno né il talento e forse nemmeno le doti caratteriali per brillare di luce propria, ma sanno di poter almeno contribuire alla vittoria della squadra
"servendo" chi è poi in grado di fare la differenza.
Soprattutto in Occidente è molto forte il mito del vincente, di chi ha successo, di chi ce la fa, di chi impara ad esprimere il proprio potenziale per raggiungere risultati e vette straordinari.
Da una parte, c'è una vera e propria venerazione nei confronti di queste persone così come, dall'altra, c'è una certa ostentata (e spesso falsa) bonarietà verso chi è meno capace e che non di rado sfocia in un mal celato disprezzo.
Quindi, la domanda è: chi è il vero mediocre?
Colui che perde pur mettendocela tutta o chi, invece, pur non mettendosi mai alla prova si accontenta di salire sul
carro del vincitore?
Come fai a sapere di dare il massimo?
Mi rendo conto che, come coach, non dovrei dire una cosa del genere, andando contro tutti i crismi a sostegno di questa professione, ma la dura e semplice verità è che
non siamo tutti destinati alla grandezza: c'è chi è nato per vincere e c'è chi è nato per affiancare il vincitore.
Per quanto crudo questo possa sembrare, è la realtà.
Forse, in un'altra vita e su un altro pianeta, dove vige una diversa scala di valori, anche le cose andrebbero diversamente.
I mediocri sarebbero osannati ed i vincenti renderebbero loro onore per averli aiutati a raggiungere il loro obiettivo.
Qui ed oggi, invece, ossessionati come siamo dal risultato, nella maggior parte dei casi non vediamo l'impegno, il sacrificio, l'abnegazione, l'umiltà di quei "mediocri" che svolgono un ruolo cruciale nella vittoria degli altri.
Poi, però, quando non ci sono più, allora si sente la loro mancanza e questa è forse l'unica vittoria a cui possano ambire.
Ma può bastare per compensare una vita vissuta all'ombra di altri?
Non è questa la domanda giusta.
La domanda giusta è se si ha davvero dato il meglio di sé e non si potrà mai rispondere a questa domanda finché non si è certi di averlo fatto.
E come si potrà mai esserne certi?
Prima scrivevo, convintamente, che non tutti siamo destinati al successo e ciò che ne consegue, ma non si può usare questo fatto come scusa per arrendersi all'idea di non poter fare di più.
Quindi, ci sono due possibili risposte alle sole due possibilità che esistono a riguardo.
La prima possibilità è che si sia del tutto soddisfatti dei risultati raggiunti finora, sebbene mediocri (almeno per se stessi).
In realtà, non si saprà davvero mai se si è dato il massimo, ma poter comunque contribuire alla vittoria di altri - e goderne! - ci appaga, ci fa comunque sentire utili, senza alcuna invidia o recriminazione.
Sentiamo nel profondo del nostro animo che quello che stiamo facendo è esattamente ciò per cui siamo nati e ci si sente grati per questo.
L'altra possibilità è che sentiamo che ciò che abbiamo fatto finora ci sta stretti.
Per qualche motivo, sappiamo di poter fare di più, sentiamo di essere qui per qualcosa di più e, a quel punto, ci diamo dentro.
Può andare come no, ma se sappiamo di aver dato il massimo, avremo comunque raggiunto un risultato che non avremmo mai raggiunto altrimenti.
E questa è una vittoria!
In nessuno dei due suddetti casi esiste un reale motivo per sentirsi mediocri o perdenti. Forse gli altri ci vedranno così...
ma che si fottano!
Le parole
"mediano" e
"mediocre" condividono la stessa radice che è
"medio", cioè
"in mezzo".
Nel calcio, il mediano (oggi sostituito dal più elegante
"centrocampista") è tale in virtù della posizione che occupa sul campo ed è il ruolo che lo
"costringe" in quella zona.
Non è così per il mediocre nella vita. Nessuno di noi ha una posizione prestabilita... o magari anche sì, ma poiché non lo sappiamo, non ci resta che scoprirlo.
Le due scelte
A quel punto, di nuovo, possiamo decidere di intraprendere una di due vie: la prima è quella di
"provare", di spingerci un po' più in avanti finché non prendiamo i primi sberloni... e quando succede, si fa un passo indietro e ci si riposiziona più o meno a metà, quel tanto che ci dia una certa sicurezza.
Non sarà esaltante, ma alla fine, nemmeno poi così spiacevole.
Questa è la VERA mediocrità: scegliere sempre la più comoda via di mezzo.
L'altra scelta è quella di metterci seriamente alla prova e non basteranno un paio di sberloni per farci desistere.
Tuttavia, se alla fine dovremo arrenderci, sarà perché è stata la vita a risbatterci nel mezzo.
Può essere doloroso, ma possiamo venirne a capo e dargli un senso...
Di certo, NOI non ci sentiremo dei mediocri e questo è grandioso!
Il coaching non è per i primi: chi
"sceglie" la mediocrità come stile di vita, difficilmente vorrà uscirne.
Per i secondi, invece, farsi aiutare da chi ha già aiutato altri a superare i loro limiti può essere un'autentica scoperta e se anche il solo risultato fosse quello di capire fin dove possono spingersi, sarebbe già una grande vittoria.
E se, oltre a questo, scoprisse di poter eccellere in qualcosa a cui non aveva mai pensato?
Quanto può valere questo?
E ricordiamoci che siamo in questa mondo allo scopo di
crescere, non di avere successo!
Certo, le due cose possono coincidere ed è fantastico quando succede, ma spesso e volentieri non è così.
Il successo si misura in base al risultato che si ottengono; la crescita, in base a quanto di più si riesce a scoprire di noi stessi, che a sua volta si misura in funzione di quanto più efficacemente impariamo ad interagire con la realtà in cui operiamo.
Fatti questi domanda...
Nella tua attuale realtà, se improvvisamente sparissero tutti coloro
con cui ti stai in qualche modo misurando o con cui devi
misurarti per qualche motivo, quale tuo risultato
considereresti di "successo"?
Conclusione
La mediocrità non è uno status, è un sentimento.
Non sono le tue entrate, la tua posizione sociale, i riconoscimenti, la popolarità che raggiungi, ecc. a fare di te un mediocre piuttosto che una persona di successo, ma sentire...
sapere che la tua vita ha un significato, per te e per altri, e se hai bisogno di feticci per sentirti all'altezza, allora la VERA mediocrità ti ha già divorato!
Nessuno nasce mediocre: lo si può solo diventare...
Ma prima di giudicarti in base ai cosiddetti successi che raggiungi o meno, decidi tu - a priori! - cos'è tanto importante
PER TE da farti scegliere una via piuttosto che un'altra.
A chi devi renderne conto?
