I 3 requisiti di una leadership efficace ed autorevole

Non esiste una leadership buona o cattiva. "
Buona" e "cattiva" sono termini soggettivi e non definiscono in alcun modo la qualità di una leadership, ma solo il suo impatto emotivo sul singolo.
Si può e si deve fare di meglio.

Niente "romanticismi" con la leadership

Quando si parla di leadership occorre stare coi piedi ben piantati per terra: niente fanatismi, niente assolutismi, niente voli pindarici... solo una sana consapevolezza ed un solido contatto con la realtà.

Ricordiamoci che le più feroci dittature hanno spesso goduto di un largo consenso prima di rivelarsi per quello che erano davvero.


Che si sia leader o seguaci (e siamo più o meno tutti l'una e l'altra cosa in diversi contesti), si ha la responsabilità di restare saldamente ancorati a terra, sia nella proposta (leader, ruolo attivo) sia nell'adesione ad essa (seguace, ruolo passivo).

Quando le cose non vanno come ci si aspettava o magari come ci era stato promesso, è troppo facile biasimare il leader e far ricadere unicamente su di lui/lei le conseguenze degli errori commessi.

Il seguace deve svolgere una parte tutt'altro che passiva, come solitamente viene intesa la sua partecipazione, poiché va ricordato che alla fine è questi a legittimare il leader.

Voglio precisare che lo scopo di questo articolo non è quello di spiegare come gestire il rapporto tra leader e seguace, ma come entrambi questi attori possono e devono concorrere alla costruzione di un rapporto sano, duraturo e soprattutto reciprocamente proficuo grazie ad una più consapevole valutazione dei rispettivi ruoli.

Che si tratti dell'ambito privato/familiare, lavorativo, sociale/politico o altro, è necessario tenere sempre presente che si sta operando in un contesto sistemico e naturale.

Questo significa che, per quanto possa essere debordante l'ambizione e la scaltrezza del leader, nulla può contro le immani forze e le dinamiche che sottostanno a tali contesti.

Non stiamo parlando di strategie che possono essere più o meno efficaci, ma di come e su quali basi viene interpretato questo ruolo dal leader, poiché non c'è dubbio che quanto più le sue azioni saranno allineate con le leggi, le forze e le dinamiche dei sistemi, tanto più queste lavoreranno a suo beneficio (e non solo!).

Funziona o non funziona?... Questa è la domanda.

C'è troppo moralismo, troppa ideologia nel giudicare l'operato di un leader. Se ad esempio si parla di Hitler, si dirà che è stato un pessimo leader perché "cattivo"; Gandhi, invece, è stato un grande leader perché "buono".

Entrambi hanno in comune che hanno lasciato un segno profondo nella storia dell'umanità. 
Ciò che cambia è ovviamente la "qualità" di questo segno, ma definire"buona" o "cattiva" una leadership è un giudizio, non una valutazione, poiché una vera valutazione considera l'
efficacia, non la bontà - o memno - di un leader.

La vera domanda è dunque: quanto è stata efficace la leadership di Hitler e quella di Gandhi, rispettivamente?

Per rispondere a questa domanda occorre fare una valutazione che non può essere sulla base di ciò che è più o meno piacevole o desiderabile, bensì della sua efficacia, quindi dell'impatto che tale leadership ha avuto sull'evoluzione e perfino sull'elevazione dell'umanità in genere.

Evidentemente, il confronto tra queste due importanti figure storiche è impietoso.

I 3 criteri per la valutazione di una leadership efficace

Alla fine, cos'ha fatto la vera differenza?

Sono 3 i criteri su cui valutare l'efficacia dell'operato di un leader che non s'ispira a qualche teoria che lascia il tempo che trova, bensì all'unico modello credibile: la Natura.


1. Sostenibilità

Questo è, in assoluto, il più importante. Può sembrare semplicistico, ma la differenza tra Hitler e Gandhi sta sostanzialmente tutta qui.

In Natura, la sostenibilità è uno stato in cui le varie forze agiscono nel rispetto di determinate leggi (non solo quelle fisiche) e laddove questo venga meno a causa di un ego che prende il sopravvento, sia a livello individuale che collettivo, l'equilibrio si altera ed il sistema si trova in uno stato d'insostenibilitàle cui conseguenze sono spesso drammatiche.

La Vita è una di queste leggi e sappiamo cos'ha fatto Hitler della vita di molti, nonché l'alto prezzo che in molti hanno pagato. Gandhi, d'altro canto, avrebbe dato - e ha dato - la "sua" vita per il bene di molti.


2. Responsabilizzazione

Siamo i soli esseri in grado di creare... per creare occorre saper immaginare (c'è chi dice sognare)... e per immaginare occorre sapere di avere i mezzi per dare concretezza a quelle immagini.

Creare significa introdurre in un sistema qualcosa che prima non c'era e questo comporta una responsabilità... responsabilità che consiste nell'assicurarsi che ciò che si crea non confligga con la natura dei sistemi, quindi che sia sostenibile.

Sia Hitler che Gandhi hanno plasmato (una forma di creazione) i loro due rispettivi paesi, cioè la Germania e l'India rispettivamente, solo che il primo ha portato distruzione, mentre il secondo ha dato vita ad una nuova, grande realtà geopolitica.

Il primo ha respinto ogni responsabilità quando le cose hanno iniziato a mettersi male, tirando in ballo tradimenti ed inettitudini da parte dei suoi generali e consiglieri; il secondo l'ha riconosciuta fin dal primo momento in cui ha intrapreso la sua missione, quand'anche nei momenti più tragici si è messo in prima fila, pagando di persona.


3. Pragmaticità

Quando parlo di "sistemi" e delle loro dinamiche, vedo una certa perplessità sui volti della gente, come se parlassi di fantascienza.

In realtà, quello che sto facendo è metterli davanti all'unica realtà che esiste: tutto il resto è ideologia, cioè una vera e propria invenzione capace soltanto di dividere, dove ogni cosa viene suddivisa tra "giusta" e "sbagliata".

La realtà è che 2+2=4 e qualsiasi altro risultato è falso... Cosa mi dice che è falso? Che qualsiasi altro risultato che non sia "4"porta a delle conseguenze.

Le cose non sono giuste o sbagliate, ma funzionano o NON funzionano: "4"è la sola possibilità, il solo risultato sostenibile e su cui potersi assumere una consapevole responsabilità.

Questo è essere pragmatici (ti consiglio di vedere il mio breve video "Separare la Verità dall'Ideologia" per approfondire questo importante aspetto: https://youtu.be/vJvG-QsqoXg).

Conclusione

Una leadership efficace deve riflettere e favorire le dinamiche naturali che ci guidano, ci condizionano e da cui non possiamo in alcun modo affrancarci.

Abbiamo solo due possibilità: seguire il nostro istinto, che è totalmente controllato dal nostro ego ed idealizzato da false guide, soprattutto negli ultimi tempi, senza prestare la minima attenzione alla comprensione del reale stato delle cose; oppure comprendere e seguire le leggi, le forze e le dinamiche della natura che ci sono state rivelate in passato da grandi filosofi ed illuminati leader spirituali.

Tali "insegnamenti" sono stati spesso contrastati, anche aspramente, ma nessuno è mai riuscito a dimostrarne l'inconsistenza.

In quest'ultimo caso, la strada è certamente più difficile, ma è la sola percorribile, essendo quella dove "funziona" prevale su ciò che "è giusto".

Quella che una volta veniva chiamata "retta via".